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Artist Statement > Résumé

I paint naked women

My research is an attempt to rediscover the value of naturalness, individuality and bashfulness that is originally connected to nakedness.
My personal study develops in the everyday context, where the images of the media (particularly in Italy) continuously offer and suggest the female body as merely a decorative means.
For this reason I represent 'normal women' in my works, avoiding any aesthetic interest for their body. I don't paint women with contemporary aesthetic canons, and they are shouting their nakedness exactly for this reason.
I am not interested in transgression: I very often find myself in difficulty painting explicit nakedness, and for this reason I choose diaphanous and light colors; thus the background color becomes the one of the body, as to 'wrap' and almost protect the ruthlessly exposed figure.
The pink color that so often recurs in my works is what I choose to soften the strong impact of my paintings.
Pink is the color that has been thought since childhood to distinguish females; pink is the color that accompanies the life of children, and that symbolizes (sometimes banally) everything concerning females.
Thus the pink background I paint is my way to rediscover the dimension of the childhood lightness and female-ness.
Pink is also the closest color to the skin and to the organic tissues; in all its endless gradations that also go to the light pink close to white, and to the deep red, it 'wraps' my figures in a kind of protective background, as the amniotic fluid does.
Thus my intention is not pornography, but primordial innocence. My attempt is to catch the naturalness of a figure in a private situation, and that even with the intrusion of a 'public eye' does not feel discomfort. My painted figure is not afraid, rather returns a fixed look, a provocation without malice.
In my research of this intimate female personality, I have also investigated and depicted children. I felt no need to have them pose naked: I tried to choose some 'little women' that trough their eyes were communicating to me a frank and deep personality.
In every painting I do all the background elements disappear or become minimal. The starting point of these background elements is the reality, but they loose every connection with it, and they become highly symbolic and sometimes ironic. Even the background color sometimes takes geometrical shapes so as to underline the figure.
I do not like creating a realistic context on the background: I am looking for a 'silence' that is not going to distract the observer for the subject of my painting.
In my works there are just people, painted in a timeless space, in a kind of intimate monumentality.

I do not know exactly what at the beginning brought me to this my poetry, but for several years I have been following and focusing on my analysis of this 'Nuda Veritas'.
Every woman I paint is a kind of psychological self-portrait, and it is a manifesto of my artistic production; this is at the same time impulse and desire of a sincere manifestation of my way of painting, and also consciousness to be naked and exposed to criticisms. Every work is part of my personal intimacy that I am trying to explore, extrapolate and discuss. My work is an attempt to reach the truth, and at the same time to reach an impassionate pride to external judgments: this is exactly what the women feel in my paintings.

Miriam Pertegato
12/4/2003

Dipingo donne nude

È una ricerca che nasce dal tentativo di recuperare il valore della naturalezza, dell'individualità e dell'intimità che all'origine è legata al nudo. Un percorso che si sviluppa in un contesto nel quale le immagini quotidiane dei media offrono incessantemente il nudo femminile tradotto come un banale mezzo di decorazione.
Per questo cerco nei miei dipinti, inventandone i tratti il più delle volte, figure comuni, donne “troppo” normali per suscitare interesse estetico. Sono donne che non possiedono i canoni estetici contemporanei e che proprio per questo gridano la loro nudità.
Scelgo di collocare questi soggetti in posizioni frontali, perché mi piace che siano direttamente comunicanti con il pubblico. Sono pose naturali, magari comode e forse poco convenienti, ma indispensabili a garantire nell'insieme un atteggiamento spontaneo privo di civetteria.
Non è la trasgressione che cerco, molte volte mi sorprendo a dipingere con molta difficoltà delle figure particolarmente schiette, come l'opera che ha per titolo “Intimamente”, per esempio. In casi come questi i miei colori si fanno diafani, il colore di fondo diviene quello dell'incarnato per avvolgere e quasi voler proteggere la figura così spietatamente esposta. Il rosa che prediligo in molti miei quadri mi serve ad attenuare per contrasto un impatto alle volte un po' crudo delle mie opere. Il rosa è il colore che viene assegnato fin dalla nascita per contraddistinguere il sesso femminile, colore che accompagna la vita delle bambine e che finisce per simboleggiare anche banalmente tutto ciò che appartiene al genere femminile.
Il fondo rosa è dunque un modo per rimandare a una dimensione di leggerezza e di femminilità infantile. Il rosa però è anche il colore che più si avvicina all'incarnato e ai tessuti organici; nelle sue infinite gradazioni che portano all'aragosta fino al rosso, avvolge le mie figure in una sorta di fondo protettivo come se si trattasse di liquido amniotico.
Non si tratta affatto di pornografia dunque, ma innocenza primordiale, tento di cogliere la naturalezza di una figura che si trova improvvisamente esposta, come se se colta in una situazione privata, e che nonostante la nostra intrusione da osservatori non si sente particolarmente a disagio. Proprio attraverso questo atteggiamento lo scambio di sguardi con l'osservatore diviene una sfida. La figura dipinta non teme, piuttosto restituisce uno sguardo fisso, qualche volta divertito, qualche volta indifferente e qualche altra curioso e indagatore.
Gli elementi di fondo diventano minimali, sintetizzati fino a divenire campiture che molto spesso servono ad evidenziare ulteriormente alcune parti anatomiche rispetto a tutta la composizione del dipinto. Qualche volta ricorro a delicatissimi pattern sul fondo, scelgo elementi lievi e ironici come fiorellini o cuoricini che a prima vista non si notano.

Non so esattamente cosa mi abbia spinto all'origine di questa poetica, mi rendo conto che da anni non faccio che dipingere una moltitudine di “Nuda Veritas”.
Ogni donna che dipingo è una sorta di autoritratto psicologico e rappresenta il manifesto del mio agire artistico; a metà tra l'impulso, il desiderio di manifestare sinceramente la mia pittura e la consapevolezza di essere per questo motivo a mia volta messa a nudo ed esposta a critiche di ogni forma e genere.
Ogni dipinto è frutto di un sacrificio, e come un tassello della mia intima personalità che tento di estrapolare per mettere in discussione, un tentativo di arrivare alla verità e raggiungere quello stato di impassibile fierezza al cospetto dei giudizi esterni, lo stesso stato d'animo che possiedono le donne dei miei dipinti.

Miriam Pertegato
4/12/2003